Centro di Salute Mentale

lunedì, 29 agosto 2005 ; 10:55

sento le vocine nel cervello

pinocchio01.jpg (34720 byte)

Spengo la luce. A volte spengo il televisore. E rimango con gli occhi spalancati, nel buio della mia stanza, assalita da pensieri sempre diversi, che mi riportano comunque a conclusioni sempre uguali. Non riesco ancora ad abituarmi a questi spazi nuovi, al letto su cui dormivo da piccina, al ritrovarmi sola nella notte che è divantata così lunga...

Spengo la luce e si accendono i pensieri. E allora, tutte le notti, ascolto un grillo che canta dal cortile del mio palazzo. La prima volta me lo ha fatto sentire M., il mio coinquilino. E ho trovato pazzesco poter sentire un grillo abitando in centro città, abituata com'ero al caos dei locali sotto la mia vecchia casa. Uno solo, non un concerto, un canto solitario ma instancabile. E ogni notte, ascoltandolo, chiudo finalmente gli occhi, respiro il profumo del forno sotto casa, e, concentrata sul suo canto, mi addormento.

Erano le tre, questa notte, e il mio sonno, comunque non tranquillo, è stato interrotto da una voce così vicina e così forte... Ho aperto gli occhi, acceso l'abat-jour sul comodino. Era lì, poggiato sulla parete di fronte al mio letto. Ho faticato un po' a metterlo a fuoco, gli occhi abbagliati dalla luce cercavano di capire come avesse fatto ad entrare. Un salto solo ed era sulla mia mano. Eccolo, il Grillo Parlante, la voce dei miei pensieri, che di solito mi fa addormentare e questa notte mi sveglia.

Abbiamo chiacchierato, gli ho chiesto se sapesse indicarmi la cosa giusta da fare, come mai questo dolore è diventato un ronzio costante dentro l'orecchio.

«Ho bisogno di silenzio» gli ho detto, la faccia addormentata, gli occhi gonfi di sonno, increduli. Gli ho sorriso, e l'ho immaginato con cilindro e bastone, ad ammonirmi per essermi nuovamente provocata quel dolore fortissimo allo stomaco.

«E' per questo motivo che sei qui, allora. Per il mio mal di stomaco. Di solito mi parli da laggiù, ma questa sera ho proprio esagerato, eh? E sei venuto a gridarmi in un orecchio che avevo promesso al Vento di finirla... Sentivo la tua voce da distante, ma non distinguevo le parole...»

Mi sono alzata, i miei pensieri ancora sul palmo della mano. Li ho accompagnati fuori, sul balcone; un sorriso ancora e, con un balzo veloce, sono spariti nel buio della notte coperta di nuvole.

Ho spento nuovamente la luce. E mi sono addormentata nel silenzio.


Paziente: LalliLy  ; commenti (8)

giovedì, 25 agosto 2005 ; 10:39

... tredicichili ...


Paziente: LalliLy  ; commenti (5)

mercoledì, 24 agosto 2005 ; 10:34

 

Concentrarsi
per ricominciare da zero
Non restare fuori dal giro
Non è sincero
ma in fondo chi lo è stato mai
Vorrei solo diventar più leggero

Restar soli
centomila storie e la mia
Sento arrivederci e già penso “addio”
Non è così divertente
Sentirsi fuori
Fuori moda, fuori di sé
Sotto scacco degli attacchi di panico
Non è così divertente

Ogni fondo in fondo è una rincorsa
per chi ha fiato ancora da buttare

- Arrivederci, Addio - Perturbazione


Paziente: LalliLy  ; commenti (3)

venerdì, 19 agosto 2005 ; 11:48

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede

Mi ha chiamato mio padre, dopo settimane che non si faceva vivo. Ieri pomeriggio. E poi è iniziato a piovere (...). Era contento, lo sentivo dalla voce. L'ho sentita poche volte la voce di mio padre quando è contento, ma non me la dimentico.

«Siamo appena tornati, oggi c'era l'ecografia!»

Ho fatto finta di essermene scordata, ma erano giorni che ci pensavo. Solo che non volevo essere io, per l'ennesima volta, a cercarlo. E' orgoglio, o semplicemente la pazienza che sfugge. Ci penso spesso a quel bambino, ma solo ieri ho interiorizzato il fatto che è, sarà reale. E sono felice che finalmente mio padre sia almeno un po' entusiasta della gravidanza.

«Mi hanno fatto entrare, l'ho visto, è bellissimo. Ha il testone, e la pancia grande...»

«Beh papà, ha preso da me... Verrà intelligente come la sorella!»

«L'ho detto alla dottoressa, speriamo venga intelligente come la sorella, ma che non prenda la stessa testa...»

Quando fa così non capisco cosa possa aver fatto per averlo deluso, per averlo portato a pensare che la mia testa non sia normale. L'ho immaginato nella saletta, che guardava quelle immagini emozionato. E mi sono sentita gelosa. E' brutto, lo so, ma non è mai stato presente con me, e il fatto che ora arrivi un nuovo bambino, che neppure voleva, mi spaventa sia per il piccolo che per le mie reazioni acide. Mi sono irrigidita. E, non so perchè, per la prima volta ho sperato sia maschio, correndo il rischio che lo cresca invasato di calcio (n.b.: lo vuole chiamare Adriano o Obafemi...).

E' sempre il solito, sarcastico fino all'antipatia, indifferente, presuntuoso, e narcisista alla nausea... 

«E Silvia come sta? La pancia le cresce?»

«Sì, ma non capisco se è per la gravidanza o perchè è grassa...»

 


Paziente: LalliLy  ; commenti (8)

mercoledì, 17 agosto 2005 ; 11:49

Mettere in ordine
pieni di polvere
battitappeto in un giorno di pioggia
che non vuol saperne di andare

 

Finalmente ieri sera la mia stanza ha assunto le sembianze di una stanza... Sono rimasta a guardarla per un'ora, incredula. Non più un accampamento, ma un posticino tutto per me. E' stata durissima, un mese e mezzo di faticosi traslochi di letto e mobili e armadi e vestiti e quant'altro di immaginabile... Non si contano più i lividi che mi sono spuntati per traportare per quegli infiniti 103 scalini (4 piani, naturalmente senza ascensore) pezzi di vita vecchia e di vita nuova. E non so quale delle due sia più pesante, ma sta di fatto che ho già un gran mal di schiena...

Ho passato la serata seduta sul letto, a guardarmi intorno, a cercare di fare diventare velocemente familiare un luogo appena assestato. Ma ancora ogni notte mi sveglio senza sapere dove sono, e mi cattura un'inquietudine che non mi lascia più fino al sorgere del sole, fino a che i miei occhi non riescono a vedere che sono sempre io quella con cui devo fare i conti.


Paziente: LalliLy  ; commenti (9)

venerdì, 12 agosto 2005 ; 14:39

Uno dei miei nuovi coinquilini, M., mi ha detto che sto attraversando quella che lui chima "Fase del Caffè Turco"...

In pratica ci sono tutte le condizioni per stare bene, ma, come il caffè turco quando sembra pronto, perchè io sia pronta davvero, devo aspettare un attimo che il caffè si deposoti sul fondo... sennò fa schifo...

Contorto ma efficace, no???

 


Paziente: LalliLy  ; commenti (3)

mercoledì, 10 agosto 2005 ; 12:53

«Poi il resto viene sempre da sé
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati.»

 

 

 

Continuo ad amare e continuo ad innamorarmi di persone con cui so benissimo sarebbe impossibile portare avanti una relazione, di qualsiasi tipo. E' quantomeno frustrante...


Paziente: LalliLy  ; commenti (2)

mercoledì, 03 agosto 2005 ; 16:15

Trasloco
 
Tra poco vado. E' arrivato il momento del TRASLOCO. Con l'auto che mi ha prestato la fidanzata di papà, andrò e porterò via definitivamente le mie cose. Il destino ha voluto che perdessi le chiavi di quella casa e quindi dovrò passare dal bar lì sotto a recuperare un mazzo che il mio ex ha lasciato per non incontrarmi. Fantastico. Entrerò in quella casa e passerò i primi quindici minuti a guardarmi intorno, a cercare indizi della mia assenza, a trovare il coraggio per mettere insieme le forze e cominciare. Poi metterò quelle che mi sembrano le mie cose negli scatoloni che lui ha accuratamente raccattato per l'occasione, svuoterò il mio armadio, cercherò un cacciavite e lo smonterò, recupererò quadri e lampade, lo stereo coi miei cd, guarderò con malinconia la mia collezione di vhs che è troppo ingombrante da portare via. Poi girerò come sonnambula per la casa, mi guarderò intorno e cercherò di capire se dimentico qualcosa. E non lo capirò. Vedrò un mililardo di cose che mi sembreranno appartenermi, ma non abbastanza da superare tutta l'attenzione che mettiamo per non farci male. E le lascerò lì. 
A quel punto inizierò a riempire la macchina, prima l'armadio, poi gli scatoloni e il resto. Speriamo di non dover fare troppe volte avanti e indietro. Arriverò nella mia nuova casa e farò su e giù quattro piani di scale per portare tutto. E non sapere dove metterlo, quel tutto.
Allora sarà relamente finito tutto. E solo allora inizierò piano piano a mettere in ordine le mie cose come la mia vita.
Tutto questo da sola, spaventata, con le lacrime agli occhi. Ma poi sarò un po' più grande, e un po' più forte.

Paziente: LalliLy  ; commenti (2)

martedì, 02 agosto 2005 ; 10:50

E' un treno che è in ritardo e tu sei già partito
E' un attimo fuggente ma eri già fuggito
E' un passo troppo lungo che ti ha distaccato
Non puoi restare indietro...

La Rosa dei 20 - Perturbazione -

Cabo_de_Gata_Cala_SanPedro_Castillo

Come mi ero ripromessa sono tornata bella come il sole... E' stato un viaggio intenso di sensazioni, difficili da raccontare.

Basti sapere che dopo quindici notti nel sacco a pelo in spiaggia, negli occhi il cielo più stellato che abbia mai visto, il rumore delle onde che culla i pensieri, accanto il viso della persona più speciale del mondo intero, tornare a dormire su un letto, per quanto comodo, è stato tristissimo.

Però sono proiettata verso la fine del mio trasloco, e sto prendendo per le corna certi "tori" che mi hanno sfiancato troppe volte...

Ya Basta!


Paziente: LalliLy  ; commenti

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(Dietro Ogni Scemo C'è Un Villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


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